Il potere nascosto del "SE"
- lorizzonte1
- 2 ore fa
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“Sono contenta se…”, “Sono felice quando…”.
Eccoci di nuovo nel mondo delle parole e delle frasi che sentiamo – e pronunciamo – con grande frequenza.
Non sono soltanto espressioni comuni.Sono veri e propri comandi che diamo al nostro inconscio.
Se ti stai chiedendo cosa intendo, questo articolo nasce proprio per chiarirlo: è un invito a riflettere sul potere del “SE”.
Il “se” è una piccola particella all’interno di una frase. In grammatica è una congiunzione subordinante condizionale, cioè introduce una proposizione subordinata condizionale.
Sembra qualcosa di innocuo. E invece può rivelarsi un comando potentissimo, capace di determinare la direzione e la qualità della nostra vita emotiva e delle nostre relazioni:
tra noi e noi stessi,
tra noi e gli altri,
tra noi e il mondo.
“Sono felice se…”
“Sto bene solo se…”
stiamo dicendo che la nostra felicità, la nostra contentezza o il nostro benessere esistono solo a una condizione.
In altre parole, stiamo dicendo:
“Posso essere felice solo se succede qualcos’altro.”
“Posso stare bene… ma solo a una condizione.”
E così, quasi senza accorgercene, iniziamo a costruire la nostra felicità come se fosse un contratto pieno di clausole.
Sarò felice se ho un compagno accanto.
Sarò felice se ho una casa bella.
Sarò felice se ho il lavoro giusto.
Sarò felice se qualcuno mi ama.
Sarò felice se la vita andrà come voglio.
Stiamo quindi programmando il nostro inconscio a credere che possiamo sentirci bene solo quando qualcosa fuori di noi lo rende possibile.
Ma il nostro benessere deve davvero dipendere da condizioni esterne?
Oppure dovrebbe essere, almeno in parte, radicato dentro di noi?
Quando il nostro benessere nasce da qualcosa che siamo in grado di generare interiormente – per esempio la gratitudine per essere vivi, per ciò che abbiamo, invece che per ciò che ci manca – allora smettiamo di essere schiavi delle condizioni esterne.
La nostra felicità smette di essere una conseguenza delle circostanze e diventa una scelta interiore.
Perché il rischio è proprio questo: se quelle condizioni non si realizzano, restiamo fermi. Bloccati. Diventiamo dipendenti da ciò che accade fuori di noi.
E ci ritroviamo a camminare in quella che potremmo chiamare una valle di lacrime, piangendo per ciò che pensiamo debba necessariamente esserci per essere felici:
un partner,
un genitore presente,
una bella casa,
una certa macchina,
un lavoro importante,
un figlio,
una laurea...
Nei miei percorsi di crescita personale il mio obiettivo, con chi sceglie di affidarsi a me, è proprio questo: risvegliare le persone.
Aiutarle a vedere con chiarezza quanto spesso siano loro stesse – inconsapevolmente – a costruire ciò che diventa fonte di schiavitù interiore, ma anche quanto abbiano dentro di sé il potere di creare libertà.
Ed è proprio verso questa libertà che accompagno chi decide di intraprendere un percorso con me.
Una libertà che nasce dalla consapevolezza profonda di chi siamo davvero e di quanto possiamo contribuire, con le nostre scelte, a rendere la nostra esistenza su questo pianeta qualcosa di molto più di un semplice passaggio fatto di gesti ripetuti e automatici.
Se questo articolo ti ha colpito, se ha acceso in te una riflessione o una consapevolezza nuova, forse è il momento di chiederti una cosa:
Vuoi continuare a sopravvivere agli eventi della tua vita o vuoi davvero imparare a viverla?
Se senti che è arrivato il momento di fare un percorso di consapevolezza e risveglio interiore, io sono qui per accompagnarti.
Insieme possiamo trasformare questo passaggio chiamato vita da sopravvivenza a viaggio consapevole, autentico e profondamente tuo.
E a quel punto, forse, la tua felicità non avrà più bisogno di iniziare con la parola “se”.
Con Amore.
Laura Monza



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